martedì 30 dicembre 2014

La Luce di Napoli di Emma Salvati


La luce è stata la protagonista principale della splendida giornata di domenica 21 dicembre, solstizio d’inverno e giornata inaugurale della mostra “The light of Naples”, la luce di Napoli.

Ho partecipato a tante mostre, ma poche, pochissime mi sono rimaste nel cuore.Invece, il ricordo di questa lo custodirò gelosamente nel dorato personalissimo magazzino di ricordi meravigliosi, da cui attingere energia nelle giornate scure e cupe.



Cosa l’ha resa così speciale? Tutto direi: è stato come se tutte le energie dei luoghi, delle cose e delle persone avessero complottato per renderla perfetta.

Consegna dei quadri alle nove e mezza, inaugurazione alle undici e mezza: ero un po’ preoccupata per i tempi così stretti, ma il sole splende ed è una di quelle giornate invernali tiepide e piene di luce nitida. Decido di prendere le cose così come vengono, senza farmi il sangue amaro. Voglio godermi il mare, il sole e l’atmosfera pre-natalizia, che a Napoli ha un gusto speciale.



Entrando nel Castello, mi sento intimidita ed onorata: esporre qualcosa di mio in una location così importante è strano… mi sento piccola piccola e mentalmente ringrazio quel luogo che mi accoglie.

Arrivo alle terrazze e rimango senza fiato per l’ennesima volta… milioni di volte ho guardato Napoli da lì… eppure ogni volta mi sorprende, ogni volta mi estasia… Napoli è bella, indiscutibilmente bella.  Bella di quella bellezza sfacciata ed imperfetta che non ci si stanca mai di guardare.

Le sale dell’esposizione sono sospese tra cielo e mare… da una finestra vedo il Vesuvio, da quella di fronte Posillipo e le vele bianche di una regata… ritrovo gli amici:  Mena Pagnani e Carlo Improta che hanno organizzato la mostra con Stelvio Gambardella e sua moglie…Loro sono lì dalle sei del mattino, la mostra è quasi completa, pensata bene e montata anche meglio. Anche il posto scelto per i miei quadri è perfetto!
Vengo accolta con affetto da Mena e Carlo e simpatia da Stelvio e la moglie, che non conoscevo, ma che mi sono subito piaciuti per la loro professionalità quieta e sorridente.
Mentre loro finiscono l’allestimento, quattro passi ed un caffè sul lungomare e poi indietro per il vernissage.
Al ritorno faccio un giro, ora che l’allestimento è completo.
La selezione di opere è molto interessante: una bella panoramica sull’arte contemporanea emergente. Non è stato dato nessun taglio in particolare e ci sono opere formali ed informali, materiche e digitali, eppure il tutto è molto armonico e gradevole. Ho la sensazione di vedere la stessa cosa da tanti diversi punti di vista. Non ce ne’  giusto ne’ sbagliato. Solo visioni diverse, reazioni diverse davanti alla stessa cosa… molto stimolante, intrigante, affascinante...


Inizia ad arrivare il pubblico… con calma… con la mezzora canonica di ritardo.
Ed esplode la festa!
C’è tantissima gente, chiassosa colorata, curiosa ed interessata.  
Anche ai quadri, non solo al buffett.
Non si riesce quasi più a girare nelle sale, ne’ a vedere le opere per la calca che c’è. Si chiacchiera, si commentano le opere, ci si scambiano notizie.
Anche la presentazione ufficiale è speciale e squisitamente napoletana: il critico, il Prof. Rosario Pinto, che avrebbe dovuto presentare la mostra ha l’influenza e non è riuscito a venire. Ed allora Carlo Improta legge la presentazione, iniziando con una premessa deliziosa: “In genere Rosario è prolisso, ma poichè questa volta non lo è stato, leggerò con piacere quello che ha scritto.” Perchè mi è piaciuta tanto la premessa di Carlo? Perchè è il classico ed affettuoso sfottò di cui i napoletani sono maestri. E’ il nostro modo per dire a qualcuno che gli vogliamo bene e che lo stimiamo…
Ed inizia il turbillon di parenti ed amici, le foto, i saluti, i baci e gli abbracci, la sorpresa e la felicità di rivedere persone care che non vedevo da tempo e che non credevo riuscissero a venire.
Gioco in casa, nonostante tutti gli anni passati lontano.


Ed inizio a raccogliere i miei piccoli trofei personali: una ragazza che s’innamora dei miei quadri e vuole fare una foto ricordo con me davanti alle mie opere. Una serie di persone che mi chiedono di raccontare che cosa rappresentano i quadri, perchè gli piacciono ma non sono certi di cosa significhino.


Adorabile questa naturalezza nell’avvicinarsi all’arte con semplicità e senza nessun timore riverenziale, senza dire “Io sono ignorante, l’arte non fa per me.”
Perchè l’arte è una cosa semplice, emotiva, immediata. E’ come la poesia, come la musica: ci tocca, ci muove, ci emoziona. Non capiamo il perchè, ma è così. E capirne il perchè è un accessorio, non un fondamento imprescindibile.




Il custode del Castel dell’Ovo c’invita ad andar via… l’orario di chiusura previsto è stato già abbondamente oltrepassato.


E mentre ci avviamo verso gli ascensori, mia madre mi sussurra ad un orecchio: “Sarà perchè ogni scarrafone è bello a mamma sua, ma a me i tuoi quadri mi sono sembrati quelli più innovativi…”
Tutte le frustrazioni, i dubbi e le paure che io vivo come artista, suppongo come tutti quelli che si espongono in modo intimo e personale, si sono dissolti come nebbia al sole…
L’interesse e la curiosità delle persone, il dar loro la possibilità di vedere la tua visione almeno per un attimo, il proporre un punto di vista diverso, il suscitare  un’emozione insolita o far affiorare alla mente un pensiero mai pensato prima… ecco cosa mi ripaga e mi risarcisce di tutti i sacrifici e le sofferenze che il far arte inevitabilmente procura.


Mi sento piena, appagata, grata, riconoscente. Questa è la luce di Napoli: una luce chiara ed intensa che guardata attraverso un prisma cristallino si rivela composta da curiosità, intelligenza, passione, cultura, senso dell’umorismo e voglia di sentirsi vivi.



 Orari di apertura: i giorni feriali dalle 10,30 alle 12,45 e dalle 15,30 alle 17,30 . I giorni festivi dalle 10,30 alle 12,45




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